Intesa Sanpaolo releases a Position Paper on the Circular Economy
L’economia circolare non è più una questione ambientale di nicchia. È sempre più intesa come un paradigma industriale sistemico: una risposta strutturale ai limiti del modello lineare “prendi, produci, getta” che ha a lungo sorretto l’economia globale. Anziché gestire i rifiuti a fine ciclo, ripensa il modo in cui i materiali sono progettati, usati e mantenuti in circolazione produttiva, così che il valore sia trattenuto invece che perso.
Perché la circolarità conta adesso
La sua rilevanza cresce per ragioni concrete. Rafforza la resilienza delle catene di fornitura e riduce l’esposizione alla volatilità dei mercati delle materie prime critiche; affronta la quota significativa di emissioni di gas serra legata alla produzione e all’uso dei materiali che la sola transizione energetica non può abbattere; e apre nuove strade allo sviluppo, all’innovazione e a investimenti di qualità, generando al contempo valore sociale attraverso nuove competenze, la rigenerazione dei territori e occupazione qualificata.
Il Position Paper di Intesa Sanpaolo
È in questo contesto che Intesa Sanpaolo ha pubblicato un nuovo Position Paper sull’Economia Circolare, illustrando perché la circolarità sia diventata una leva strategica per competitività, sicurezza delle risorse e resilienza, e quale ruolo la finanza debba svolgere per scalarla. Il documento individua nell’economia circolare uno dei principali motori della trasformazione economica e industriale, in un momento in cui crisi successive, dalle interruzioni delle catene di fornitura all’insicurezza energetica, hanno messo a nudo la fragilità del modello lineare.
Tre temi che emergono
Emergono tre temi. Primo, il documento riformula il dibattito climatico attorno ai materiali: sulla base dell’analisi della Ellen MacArthur Foundation, osserva che le energie rinnovabili e l’efficienza possono affrontare circa il 55% delle emissioni globali, mentre il restante 45% è insito nel modo in cui i beni sono prodotti, consumati e smaltiti — una quota che solo le strategie circolari possono affrontare. Secondo, la circolarità emerge come strategia di gestione del rischio. Il documento richiama evidenze secondo cui le imprese circolari presentano un rischio di credito misurabilmente inferiore, inclusa una ricerca condotta con l’Università Bocconi, e dati italiani che indicano una probabilità media di default inferiore del 28% tra le imprese circolari. Terzo, la transizione è sottofinanziata: citando il Circularity Gap Report, il documento rileva che tra il 2018 e il 2023 gli investimenti circolari si sono attestati in media a soli 27 miliardi di dollari l’anno, circa il 2% del capitale tracciato, mentre la circolarità globale è scesa dal 9,1% dei materiali reimmessi in ciclo nel 2018 al 6,9% nel 2024. Colmare il divario tra opportunità e capitale è la preoccupazione centrale del documento.
Una forte eco in Australia
Questi temi trovano una forte eco in Australia, dove l’economia circolare è entrata stabilmente nell’agenda istituzionale. Il Circular Economy Framework australiano, pubblicato nel dicembre 2024, si impegna a raddoppiare la circolarità del Paese entro il 2035, con obiettivi di riduzione del 10% dell’impronta materiale pro capite, aumento del 30% della produttività dei materiali e recupero sicuro dell’80% delle risorse. Per un’economia che ha la più alta impronta materiale del G20, circa 31 tonnellate pro capite, e un tasso di circolarità inferiore al 5%, il potenziale è significativo: le stime del CSIRO indicano che la transizione potrebbe aggiungere circa 26 miliardi di dollari l’anno al PIL entro il 2035, riducendo al contempo le emissioni del 14%. Gli stessi settori prioritari del Framework — industria, ambiente costruito, agroalimentare e risorse — coincidono da vicino con le leve individuate dal Position Paper.
Un decennio di impegno
Intesa Sanpaolo sostiene questa agenda da oltre un decennio. La circolarità è una priorità strategica dal 2014, il Gruppo è divenuto dal 2016 il primo Strategic Partner del settore finanziario della Ellen MacArthur Foundation e ha erogato 23,6 miliardi di euro in finanziamenti dedicati all’economia circolare dal 2018, con l’obiettivo di destinare il 30% dei nuovi impieghi a medio e lungo termine ad attività sostenibili nel Piano d’Impresa 2026–2029. Gran parte di questo lavoro passa dall’Intesa Sanpaolo Innovation Center e dal suo Circular Economy Lab, che individuano e fanno crescere start-up e conducono ricerca applicata con le principali università.
L'opportunità sta nella convergenza
Guardando avanti, l’opportunità sta nella convergenza. Con il Circular Economy Act dell’UE atteso nel 2026 e il Circular Economy Framework australiano già in movimento, due grandi partner commerciali stanno allineando la propria ambizione politica nello stesso momento, riducendo le barriere al commercio e agli investimenti circolari transfrontalieri, in particolare in materie prime critiche, costruzioni e agroalimentare. Per le imprese australiane e italiane, il Position Paper è insieme un segnale e un invito: costruire, insieme, il vantaggio materiale che la prossima economia premierà.